WordPress, freelance in Italia, professionisti social e Pinterest

 

Ancora all’attacco contro l’interfaccia XML-RPC

http://www.servermanaged.it/wordpress/attacco-bruteforce-xml-rpc/L’interfaccia XML-RPC di WordPress, abusata gia’ nel 2013 per condurre attacchi dDos a riflessione en masse e’ di nuovo oggetto di attenzione da parte degli script kiddies.

Chiusa una falla, gli skiddies tornano infatti all’attacco con una campagna di bruteforce, ancora contro le API XML-RPC di WordPress, ma questa volta con lo scopo di recuperare username e password, sfruttando il componente wp.getUsersBlogs.

Un fenomeno molto simile, ma rivolto ai backend /administrator/index.php e wp-login.php, abbastanza massiccio, era stato osservato lo scorso anno ai danni di Joomla e dello stesso WordPress. Ne avevo scritto ampiamente in un report: Joomla and WordPress Bruteforce Botnet.

La caratteristica di queste campagne di attacco e’ che non hanno con precisione un’inizio ed una fine: con delle botnet a disposizione gli hacker possono sfruttare di volta in volta le vulnerabilita’ del momento: questa nuova campagna di bruteforce contro XML-RPC non sfrutta comunque una vera e propria falla ma usa esclusivamente la forza bruta per indovinare username e password. Via servermanaged.it

L’Italia non un paese per FREELANCE

http://cquattro.wordpress.com/2014/07/31/litalia-non-e-un-paese-per-freelance/Sicuramente questo sarà l’ennesimo articolo sulla materia, premetto che il titolo non è un plagio ad altri post intitolati nel solito modo e non è un trucchetto SEO per scalare le classifiche, ne ho già visti di articoli su vari blog intitolati così, ce ne sono molti, la verità però é che questo non è un titolo ma un pensiero, il primo pensiero che mi è venuto a mente questa settimana appena terminato di vedere il video di Alessandra Farabegoli dedicato a come calcolare costi e guadagni per un freelance italiano armato di partita IVA.

Già scosso il giorno prima per un’osservazione fatta dalla mia amica Ilaria Barbotti su Facebook, dove raccontava con suo sommo stupore come il suo secondo anno da freelance è stato in un attimo dissanguato appena le hanno presentato la sua prima dichiarazione dei redditi, ho affrontato quindi la visione del video di Alessandra intitolato “I conti della serva” con il fiato sospeso, speravo rivelasse alemeno una verità a me ancora sconosciuta, ahimè no, ecco che appare sempre lei: “The Awful Truth”.

Negli ultimi due anni mi è capitato spesso in situazioni ufficiali e non di raccontare a giovani startupper o a neo-partite Iva del mio settore professionale, il digital, che per guadagnare 1 devono fatturare almeno 3, meglio 4. Questa è una realtà che spesso a questi ragazzi non viene raccontata da chi invece dovrebbe, da chi li incita ad avviare una propria carriera autonoma solo perché “il lavoro non c’è più quindi te lo devi inventare”, una realtà che è anche spesso occultata e dimenticata a se stessi nel momento fatidico della compilazione di quel maledetto preventivo che viene calcolato sempre senza dare il reale valore del servizio offerto ma pensando solo a farlo accettare dal cliente. Con queste condizioni di partenza e per stare sul mercato che li si pone davanti, il freelance si vende un bel sito web a €1000, ci spende due settimane di tempo sopra, attende almeno due mesi per avere il saldo e alla fine, se tutto va bene, li rimarranno in tasca €300. Quanti siti web puo riuscire questo ragazzo a fare in un mese per poter aver una parvenza di stipendio dignitoso? Via cquattro.wordpress.com – Antonio Ficai

Il lavoro del professionista social spiegato ad amici e parenti

http://www.fusionlab09.com/il-lavoro-del-professionista-social-spiegato-ad-amici-e-parenti/Quante volte hai tentato disperatamente di spiegare il tuo lavoro da professionista social ad amici e parenti? E puntualmente vieni preso in giro o incompreso?

Ogni lavoro ha le sue difficoltà, anche quello del professionista social. La leggenda del “chi si occupa dei social media è un cazzeggiatore” deve finire!

Questo articolo nasce con l’obiettivo di mostrare il duro lavoro del social media marketer (e simili), una figura molto sottovalutata e sottopagata.

Lavori come social media manager ma per tua madre sei quello che aggiusta i pc e “il cazzeggiatore su facebook” per gli amici. Quindi ti ritroverai da un lato a sistemare pc e dall’altro l’invidia della gente che desidera il tuo posto: essere pagati per stare su facebook tutto il giorno.

La carriera del social media coso, un lavoro che tutti i giovani di oggi vorrebbero intraprendere. Tanto basta solamente pubblicare qualche foto, uno sconto settimanale, fare qualche complimento ai fan, solito contest banale e altre cavolate. Che ci vuole, tutti possono farlo! Via fusionlab09.com

Pinterest e SEO: intervista a Benedetto Motisi di SEOJedi

http://pinterestitaly.com/intervista-seo-pinterest-motisi/?utm_medium=twitter&utm_source=twitterfeedStiamo per avvicinarci alla conclusione di questo nostro ciclo di interviste ad esperti SEO e non potevamo non intervistare Benedetto Motisi di SEOJedi per avere da lui un parere e qualche consiglio su come ottimizzare un profilo Pinterest in ottica SEO.

Benedetto attualmente collabora con PMI e singoli professionisti aiutandoli ad avere visibilità online tramite il canale Search e, in questo nostro appuntamento, nel suo originale stile ci ha lasciato una serie di riflessioni sulle quali ti invito a dire la tua nei commenti.

Partiamo subito!

Guarda, non ti nascondo che all’inizio, quando i link erano ancora follow, personalmente (come anche molti altri SEO che di solito fanno i santerelli) mi sono messo un po’ a fare delle prove in ottica di link building sia dalle immagini che dalle board. Funziona(va).

Allo stato attuale, se intendi come “fattore di posizionamento diretto dei risultati organici” così come tutte le altre piattaforme, Pinterest è un canale di visibilità parallelo e non diretto sul canale Search.

Sempre lieto di essere smentito, così vado a riaprire il mio profilo (vedo la vita ancora in 8bit, non sono un tipo molto grafico :D). Via pinterestitaly.com

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